Gli archeologi in Germania hanno scoperto quattro campi di marcia romani ben conservati risalenti a 1.700 anni fa, insieme a una ricca collezione di manufatti tra cui monete e resti di calzature militari. Le scoperte offrono nuove intuizioni sulle ambizioni espansionistiche dell’Impero Romano in Germania durante il turbolento terzo secolo d.C.
Il contesto dell’espansione romana
Durante il III secolo d.C., Roma tentò ripetutamente di espandere i propri confini verso nord lungo il fiume Elba, cercando di conquistare il territorio che oggi fa parte della moderna Germania. Queste campagne incontrarono una feroce resistenza da parte delle tribù germaniche, contribuendo a un periodo di crisi interna all’Impero Romano. Gli accampamenti appena scoperti sono la prova fisica di queste incursioni militari, dimostrando la portata e la standardizzazione della logistica romana.
Il significato: L’espansione romana in Germania non riguardava solo il territorio; si trattava di garantire risorse, controllare le rotte commerciali e proiettare il potere contro le nascenti confederazioni germaniche. L’incapacità di sottomettere completamente la regione alla fine indebolì l’impero nel tempo.
Infrastruttura militare standardizzata
I campi stessi non erano costruzioni casuali ma strutture altamente organizzate. Come descritto dagli archeologi dell’Ufficio statale per la gestione del patrimonio e l’archeologia della Sassonia-Anhalt, i campi presentavano una pianta rettangolare standardizzata con angoli arrotondati. Un reticolo di strade intersecate ad angolo retto conduceva al palazzo del quartier generale (i principia ). Ogni porta era protetta da un titulum : un sistema di fossati e bastioni difensivi.
Perché è importante: L’uniformità di questi campi evidenzia le incredibili capacità organizzative dell’esercito romano. Potrebbero stabilire rapidamente basi funzionali, supportando campagne prolungate lontano dalle linee di rifornimento.
Reperti archeologici
I quattro campi si trovano vicino ad Aken, Deersheim e Trabitz. I siti sono stati identificati attraverso una combinazione di rilievi aerei, immagini satellitari, scavi nel terreno e indagini con metal detector. Sono stati recuperati oltre 1.500 manufatti metallici, tra cui un numero significativo di chiodi, i chiodini di ferro martellati nelle suole degli stivali militari romani per una maggiore trazione.
Artefatti chiave:
- Monete: risalenti alla fine del II e all’inizio del III secolo, queste monete forniscono una cronologia per la costruzione dei campi. Una scoperta particolarmente recente, un denaro dell’imperatore Caracalla, suggerisce che un accampamento potrebbe essere stato stabilito durante la sua campagna del 213 d.C.
- Resti di scarpe: I chiodi e la pelle frammentata suggeriscono una marcia intensa e l’usura degli stivali legionari romani, offrendo uno sguardo sulla vita quotidiana dei soldati in campagna.
La Campagna di Caracalla e gli “Albanesi”
I documenti storici suggeriscono che la campagna dell’imperatore Caracalla del 213 d.C. era diretta contro un gruppo germanico chiamato “Albanesi” che abitava la regione del fiume Elba. I campi appena scoperti potrebbero aver fatto parte di quell’offensiva, fornendo un collegamento tangibile tra resoconti scritti e prove archeologiche.
Ulteriori ricerche: Le indagini in corso su questi campi potrebbero rivelare di più sulla strategia militare di Caracalla, sulla portata della logistica romana e sulla natura della resistenza delle tribù germaniche.
La scoperta di questi campi di marcia ben conservati consolida la nostra comprensione delle ambizioni militari di Roma in Germania e offre una finestra unica sulla vita dei soldati e sulle sfide logistiche dell’espansione imperiale.















