I primi risultati degli studi rivelano una significativa riduzione del tumore e effetti collaterali minimi nei pazienti con cancro alla prostata avanzato, offrendo un potenziale punto di svolta nel trattamento.

Il cancro alla prostata è il tumore più comunemente diagnosticato negli uomini a livello globale e colpisce circa 1,5 milioni di persone ogni anno. Sebbene l’immunoterapia abbia rivoluzionato il trattamento di alcuni tumori, il suo impatto sul cancro alla prostata è rimasto limitato, fino ad ora. Recenti scoperte di uno studio clinico di Fase 1 dimostrano che un nuovo farmaco immunoterapico, VIR-5500, può superare questa resistenza, suscitando una forte risposta immunitaria contro i tumori aggressivi.

Come funziona VIR-5500: ingegnerizzare il sistema immunitario

Il farmaco, sviluppato da Vir Biotechnology, utilizza un approccio unico: funziona come un “coinvolgitore di cellule T”, collegando artificialmente le cellule T killer naturali del corpo direttamente alle cellule tumorali. A differenza delle precedenti versioni di questa tecnologia, VIR-5500 è progettato per attivarsi solo all’interno dell’ambiente tumorale, riducendo al minimo gli effetti collaterali sistemici come una grave infiammazione. Questa precisione consente un’attività farmacologica prolungata con meno dosi.

Risultati dello studio: riduzione del PSA e riduzione del tumore senza precedenti

Lo studio ha coinvolto 58 uomini con cancro alla prostata avanzato che avevano esaurito altre opzioni terapeutiche. I risultati sono stati sorprendenti:

  • L’88% dei pazienti ha manifestato solo effetti collaterali lievi.
  • L’82% degli uomini che hanno ricevuto la dose più alta ha mostrato una riduzione di almeno il 50% dell’antigene prostatico specifico (PSA), un biomarcatore chiave della malattia.
  • Il 53% ha registrato un calo del PSA pari o superiore al 90%.
  • Il 29% ha ottenuto una riduzione pari o superiore al 99% dei livelli di PSA.
  • Cinque pazienti su undici con tumori misurabili hanno mostrato una riduzione del tumore, incluso un caso in cui 14 lesioni epatiche cancerose sono scomparse completamente dopo sei cicli di trattamento.

Questi risultati, descritti dal ricercatore capo Prof. Johann de Bono come “sbalorditivi”, suggeriscono una svolta nel trattamento di un cancro una volta considerato “immune-raffreddore”. I dati non sono ancora stati sottoposti a peer review, ma sono stati presentati al simposio dell’American Society of Clinical Oncology.

Guardando al futuro: sperimentazioni più ampie e impatto più ampio

Ulteriori studi clinici sono ora in fase di pianificazione per convalidare questi primi risultati. Gli esperti sottolineano la necessità di studi inclusivi che coinvolgano diverse popolazioni di pazienti per garantire risultati terapeutici equi, date le disparità nei tassi di mortalità per cancro alla prostata tra le etnie.

“Questi primi risultati sono estremamente promettenti, con un certo numero di uomini coinvolti nello studio che hanno risposto positivamente al trattamento con effetti collaterali minimi… Non vedo l’ora di vederlo ora testato in studi più ampi, con la speranza che questo trattamento offra agli uomini più tempo prezioso con i loro cari.” — Simon Grieveson, Cancro alla prostata nel Regno Unito

Questo approccio immunoterapico rappresenta un significativo passo avanti nel trattamento del cancro alla prostata, offrendo potenzialmente una nuova speranza agli uomini che affrontano una malattia avanzata. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, i risultati iniziali suggeriscono che l’ingegneria del sistema immunitario per combattere il cancro alla prostata potrebbe finalmente diventare una realtà.