I ricercatori hanno identificato un potenziale nuovo bersaglio per il trattamento dell’Alzheimer che va oltre il semplice attacco ai grumi proteici, concentrandosi invece sul miglioramento della capacità naturale del cervello di eliminare i rifiuti tossici. Prendendo di mira un recettore specifico noto come DDR2, un nuovo studio suggerisce che potremmo essere in grado di migliorare sia la conservazione della memoria che l’efficienza del sistema di “pulizia” del cervello.

Il problema: oltre le placche amiloidi

Per decenni, gran parte della ricerca sull’Alzheimer si è concentrata sulla rimozione delle placche di beta-amiloide e dei grovigli tau, le proteine mal ripiegate che si accumulano nel cervello. Tuttavia, sebbene molti farmaci siano riusciti a eliminare questi grumi, in gran parte non sono riusciti a migliorare significativamente i sintomi cognitivi nei pazienti.

Questo fallimento ha portato gli scienziati a guardare al sistema glinfatico, la rete specializzata di eliminazione dei rifiuti del cervello. La teoria è che se il cervello non riesce a “risciacquarsi” efficacemente dai rifiuti metabolici, l’accumulo di tossine diventa inevitabile, indipendentemente da quanti farmaci vengono utilizzati per colpire direttamente le proteine.

La scoperta: il recettore DDR2

Un team guidato da Jia Li dell’Università di Medicina di Guangzhou ha identificato un attore chiave in questo processo: il DDR2 (recettore del dominio della discoidina 2).

Sebbene la DDR2 sia stata precedentemente studiata in relazione alla salute dei polmoni, in particolare alla fibrosi polmonare, i ricercatori hanno scoperto un’anomalia sorprendente nel tessuto cerebrale. Sebbene la DDR2 si trovi raramente nei tessuti umani sani, si trova in elevata abbondanza nel cervello di coloro che soffrono di Alzheimer.

La ricerca evidenzia tre tipi cellulari specifici che aumentano i livelli di DDR2 durante la malattia:
Astrociti reattivi: cellule che circondano i grumi di beta-amiloide.
Fibroblasti perivascolari: cellule che cambiano attività prima della comparsa della malattia.
Cellule epiteliali del plesso coroideo: Componenti vitali per la produzione del liquido cerebrospinale che guida il sistema glinfatico.

“Se si blocca il percorso DDR2, in teoria verrà prodotta meno proteina beta-amiloide e, allo stesso tempo, si aumenterà l’eliminazione dei rifiuti della proteina”, afferma Jia Li.

Rivoluzione nei modelli murini

Per testare questa teoria, il team ha sviluppato un anticorpo monoclonale progettato per eliminare questi recettori DDR2. Quando somministrati a topi modello con Alzheimer, i risultati sono stati significativi:
1. Funzione cognitiva migliorata: i topi hanno mostrato un migliore apprendimento spaziale e memoria.
2. Tossicità ridotta: Le scansioni cerebrali hanno rivelato una diminuzione delle placche amiloidi.
3. Eliminazione migliorata: il sistema glinfatico ha funzionato in modo più efficace, eliminando i rifiuti in modo più efficiente.

Le sfide e il percorso da percorrere

Nonostante questi risultati promettenti, gli esperti incoraggiano un cauto ottimismo. Una delle preoccupazioni principali è che i topi utilizzati nello studio rappresentavano una forma rara ed ereditaria di Alzheimer che appare molto prima rispetto alla più comune versione a esordio tardivo. Resta da vedere se prendere di mira la DDR2 sarà altrettanto efficace per la popolazione più ampia.

Tuttavia, il gruppo di ricerca sostiene che, poiché i livelli di DDR2 sono aumentati anche dall’invecchiamento e dall’ipossia (basso livello di ossigeno), entrambi importanti fattori di rischio per l’Alzheimer a esordio tardivo, il trattamento potrebbe avere benefici di ampia portata.

Passi successivi attuali:
Monitoraggio clinico: i ricercatori stanno conducendo studi utilizzando traccianti per monitorare i livelli di DDR2 nel cervello umano per indirizzare meglio il trattamento.
Ottimizzazione della barriera ematoencefalica: il team sta sviluppando una versione più piccola dell’anticorpo progettata per attraversare la barriera ematoencefalica in modo più efficiente, garantendo che il farmaco raggiunga effettivamente il suo bersaglio.


Conclusione
Spostando l’attenzione dalla semplice rimozione dei grumi proteici al miglioramento del meccanismo di pulizia interna del cervello attraverso il recettore DDR2, i ricercatori potrebbero aver trovato un modo più olistico per combattere la progressione della malattia di Alzheimer.